orico,
considerato il quinto compagno di Francesco, si unì
al Santo in compagnia di Sabbatino e Giovanni della Cappella:
"Trascorsi pochi giorni (dalla cosiddetta "prima
missione" francescana, condotta dai primi quattro penitenti
di Assisi), vennero a loro tre altri uomini di Assisi: Sabbatino,
Morico, Giovanni de Capella, che supplicarono Francesco di
riceverli nella fraternità. Egli li accolse con umiltà
e affetto" (Leggenda dei tre compagni, n. 35).
Correva l'anno 1208.
Morico - figlio di un ricchissimo console assisano, la cui
nobile famiglia possedeva, oltre tutto, vari castelli -, era
un religioso dell'Ordine dei Crociferi (congregazione religiosa
sorta al tempo delle crociate con scopi di carità e
assistenza ospedaliera). Poco prima di abbracciare il movimento
francescano, a detta di San Bonaventura, Morico "si trovava
in un ospedale vicino ad Assisi, tormentato da una lunga e
gravissima infermità. I medici lo davano ormai per
spacciato. Ma egli, divenuto un supplicante dell'uomo di Dio
per interposta persona, lo pregava insistentemente che si
degnasse di intercedere presso il Signore per lui.
Il padre buono esaudì le sue richieste. Dopo aver pregato,
prese delle briciole di pane e, mescolandole con un po' d'olio
della lampada che ardeva davanti all'altare della Vergine
(presso la Porziuncola), mandò alcuni frati a portargli
questo singolare elettuario, dicendo: 'Portate questa medicina
al nostro fratello Morico. Per mezzo di essa, la potenza di
Cristo non solo gli ridonerà piena salute, ma lo farà
anche diventare un robusto lottatore, assegnandolo per sempre
alle nostre file'.
Appena ebbe assaggiato quell'antidoto preparato per invenzione
dello Spirito Santo, il malato guarì immediatamente
e ottenne da Dio tal vigoria di anima e di corpo che poco
dopo, entrato nella Religione di Francesco, si copriva con
una sola tonachetta, sotto la quale per lungo tempo portò
una lorica a contatto con la carne, e si nutriva esclusivamente
di cibi crudi. Per molti lustri visse senza assaggiare né
pane né vino, eppure godette sempre di grande robustezza
e perfetta salute" (Leg. maior, cap. IV, n. 8).
Con Morico, quindi, (che, come già riferito, raggiunse
Francesco unitamente a Sabbatino e al nobile Giovanni della
Cappella) lievitò il piccolo contingente di reclute;
l'afflusso di queste vocazioni "a catena" mise in
agitazione l'opinione pubblica e, quando i questuanti iniziarono
a bussare alle porte della città di Assisi, le obiezioni
fioccarono: "Distribuire i propri beni, lasciare l'impiego
e poi venir a chiedere l'elemosina: pura pazzia!". I
parenti abbandonati si lasciavano andare ad amare recriminazioni;
altri temevano che l'esempio fosse contagioso.
Lo stesso vescovo Guido, malgrado tutta la sua benevolenza,
ne fu scosso e fece osservare a Francesco: "La vostra
vita mi sembra troppo austera: è duro non possedere
nulla in questo mondo". Con la logica dell'assoluto che
gli era caratteristica, il Santo rispettosamente replicò:
"Monsignore, se noi possedessimo beni, ci occorrerebbero
armi per difenderci, poiché la ricchezza genera discussioni
e processi giudiziari e mette tanti ostacoli all'amore di
Dio e del prossimo. Per questo noi non vogliamo possedere
in questo mondo alcun bene temporale". Il presule, che
aveva sempre in corso qualche processo, non ritenne opportuno
insistere (cf. Leggenda dei tre compagni, n. 35).
Francesco, invece dell'ordine: "sciogliete le file",
invitò i suoi frati a partire in missione apostolica:
"Andate, miei carissimi, a due a due per le varie parti
del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza
per la remissione dei peccati. Accettate pazientemente le
tribolazioni, sicuri che il Signore compirà il suo
disegno e adempirà quanto ha promesso. Rispondete con
umiltà a chi vi interroga, benedite chi vi insulta
e vi calunnia, poiché per opera di costoro guadagnerete
il regno dei cieli!". Per mezzo dell'esempio, ancor più
che con le parole, esortiamo la gente a fare penitenza dei
peccati. Non preoccupatevi per la vostra debolezza e ignoranza:
predicate la penitenza senza timore e con semplicità.
Riponete la vostra fiducia in Dio, che ha vinto il mondo,
e in voi e per mezzo vostro parlerà il suo Spirito"
(cf. Leggenda dei tre compagni, n. 36).
Frate Morico, detto "il piccolo" per la sua minuta
statura, era con loro.
Al momento della partenza, Francesco abbracciò ad uno
ad uno i suoi frati, con questa dolcissima espressione di
addio: "Lascia al Signore ogni preoccupazione ed Egli
avrà cura di tè". Poi, i nuovi "discepoli"
si mossero, divisi a due a due, in gruppi diretti verso i
quattro punti cardinali.
Frate Morico, sottolinea il quattrocentesco frate Giacomo
Oddi, "era de grande oratione et devotione et contemplatione.
Et così menò la vita sua per fine a la morte
corporale. Finalmente passò de questa vita al Signore
con molta santità" (La Franceschina, tomo II,
p. 275). Alcuni cronisti sostengono che Morico sia morto nella
città di Orvieto, il 30 marzo 1236; altri in Assisi,
presso il Convento di San Francesco.
Per ulteriori notizie su frate Morico, vedere:
Chronica XXIV Generalium, Bartolomeo da Pisa (De conformitate),
Giacomo Oddi (La Franceschina), Mariano da Firenze (Compendium),
Luca Wadding (Annales), Marco da Lisbona (Cronaca), Rodolfo
da Tossignano (Historiarum), Francesco Gonzaga (De origine),
L. Jacobilli (Vite).
di Paolo Rossi
paolorossi62@libero.it